Il made in Italy nel settore agroalimentare: 4 nuovi prodotti d'eccellenza ricevono la certificazione IGP nel 2018

Durante lo scorso anno sono stati registrati  con il marchio di tutela UE 23 nuovi prodotti di cui 4 italiani: la “Lucanica di Picerno”, il “Cioccolato di Modica”, il “Marrone di Serino” e la “Pitina”.

E’ ormai a conoscenza di tutti che i marchi “Denominazione di Origine Protetta”, “Indicazione Geografica Protetta”  e la meno nota STG, “Specialità Tradizionale Garantita”, sono dei sistemi di protezione e registrazione delle produzioni agroalimentari della Comunità Europea a garanzia del consumatore.
I nuovi  registrati durante il 2018 si aggiungono agli altri 295, portando l'Italia a quota 299 prodotti nel settore “food” e anche senza considerare gli oltre  500 vini, ci confermano come il Paese con il maggior numero di specialità tutelate.
Le ultime 4 new entry, di seguito brevemente descritte, non sono che la riprova della grande attenzione alla qualità del settore agroalimentare italiano.


La Lucanica di Picerno IGP -produzione: Provincia di Potenza, Basilicata- è un salume a forma di “U” prodotto esclusivamente con i tagli di carne di maiale, con l’aggiunta di sale, peperoncino dolce o eventualmente piccante, pepe nero, semi di finocchio selvatico, aromi, quest’ultimi che lo caratterizzano. La storia della “lucanica” risale per lo meno all’epoca romana, fatto documentato da vari autori tra i quali Cicerone, quando delle schiave lucane la portarono a Roma. Il Gastronomo Apicio, vissuto a cavallo tra il I secolo a.C. e il I sec. d.C. fornì una ricetta per la sua preparazione, da qui discende l’affermazione del nome “Lucanica”.
Alla Lucanica di Picerno e ai salumi della provincia di Potenza è dedicato nel mese di agosto il “Lucanica Festival”, in concomitanza con la Notte Bianca di Picerno. Oltre a degustare i salumi e i vini locali, si può godere della musica di artisti noti e dell’intrattenimento di artisti di strada.


Il Cioccolato di Modica IGP  -produzione Comune di Modica, Ragusa, Sicilia-  è il primo cioccolato ad avere la certificazione IGP. E' un prodotto ottenuto dalla lavorazione di pasta amara di cacao con zucchero. Il disciplinare ne tutela la forma (il classico parallelepipedo con le piramidi che ricordano le colline di Modica), il confezionamento (max 100 gr.), l’aspetto e la consistenza e chiaramente il gusto, che deve essere dolce con nota di amaro, con una percezione di granulosità o sabbiosità.
La lavorazione particolare del Cioccolato di Modica risale alla dominazione degli spagnoli in Sicilia quando, dopo averla appresa dagli Aztechi, la introdussero nella Contea di Modica. Ai nostri giorni tracce di questo tipo di lavorazione si possono trovare anche in Spagna ("el chocolate a la piedra") e in alcune comunità indigene centro americane.
La lavorazione del Cioccolato di Modica è stata citata anche da Leonardo Sciascia che ricordava che, originariamente, esistevano solo due versioni ottenute con le aggiunte di vaniglia e cannella.
Al Cioccolato di Modica è dedicato un Museo del cioccolato gestito dal Consorzio di tutela. Gli artigiani di Modica propongono attualmente circa 40 tipologie, anche salate e con varie percentuali di cacao, segnaliamo le specialità al Marsala e al Nero d’Avola, oltre quelle al sale di Trapani e al limone interdonato Igp di Messina.

Il Marrone di Serino IGP -produzione Provincia di Salerno, Campania- è un frutto allo stato fresco, pelato, essiccato in guscio ed essiccato sgusciato intero, proveniente dalla specie «Castanea Sativa Miller» o «Castagna europea», il disciplinare ne descrive le varietà ammesse, la forma e il confezionamento.
La grande qualità di queste colture è dovuta all’opera dei monaci benedettini di Cava de' Tirreni. Fra il XII ed il XIII secolo, intrapresero un'opera di cura e miglioramento dei castagneti da frutto situati sulle loro proprietà campane. Curando i castagneti nella zona dei monti Picentini, trasformarono una zona particolarmente vocata per le caratteristiche climatiche e del terreno in una vera e propria terra d'elezione per questa coltura.


La Pitina IGP (nella foto) -produzione Provincia di Pordenone, Friuli Venezia Giulia- è un prodotto a base di carni ovine/caprine o di selvaggina ungulata, conservata grazie a un processo di affumicatura e ad uno strato protettivo di farina di mais. E’ ottenuta da un impasto costituito da specifiche proporzioni tra carni magre di una delle seguenti specie animali: ovino, caprino, capriolo, daino, cervo, camoscio e carni prevalentemente grasse di pancetta o spallotto di suino. La Pitina IGP può essere messa in commercio non prima che siano trascorsi 30 giorni dalla data di impasto. Il disciplinare ne descrive la forma, il colore esterno e al taglio, il sapore e il confezionamento.
Nata tra le valli impervie sulle montagne che sovrastano la provincia di Pordenone, sembra che il tipico salume servisse a conservare le poche carni a disposizione degli abitanti delle valli delle Alpi. Poco maiale, vista l’altitudine, carni di selvaggina e ovini, anche se solo capre e pecore ferite o malate, in quanto il bestiame era fondamentale per produrre latte e derivati. Era quindi un prodotto di fortuna e di "recupero".  Dato il suo gusto poco adatto ai palati moderni ha rischiato di scomparire, fino a quando la Fondazione Slow Food non ne ha fatto un Presidio salvandolo prima e portandolo ad essere apprezzato fuori dalla Regione successivamente. 

 

Per offrirti un'esperienza di navigazione ottimizzata e in linea con le tue preferenze, IS.NA.R.T. scpa e i suoi partner utilizzano cookies, anche di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy Per maggiori dettagli, leggi la nostra Cookie Policy.

Accetto i cookie da questo sito